venerdì 23 luglio 2010

“Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini

“Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini - Teatro di Serravalle
19 ottobre 2001
Dopo aver partecipato alla manifestazione in onore di Verdi durante la quale riscuote un buon successo,
il coro è invitato dal Valsesia Musica a partecipare alla rappresentazione de “Il Barbiere di
Siviglia” di Gioachino Rossini. L’impegno è notevole in quanto il coro deve cimentarsi per la prima
volta nella completa rappresentazione di un’opera a teatro, con costumi, scenografia, regia e deve
dar prova della propria duttilità anche nell’ambito della recitazione. E’ necessario inoltre cantare
a memoria, senza l’ausilio di spartiti: il coro accetta la sfida e dopo gli ultimi concerti in programma,
da metà luglio dà inizio allo studio dell’opera che presenta non poche difficoltà sia nella stretta finale
della prima scena sia, soprattutto, nel finale del primo atto.
Si decide di studiare la parte ritenuta più difficile, la stretta finale della scena prima “Mille grazie”,
in quanto in questo pezzo, a differenza ad esempio del finale dell’atto primo, il coro risulta poco
coperto dal canto dei personaggi principali (essendo in scena solo Fiorello ed il Conte).
Contrariamente alle previsioni il pezzo “gira” già alla seconda prova e alla quarta prova tutta la scena,
da “Piano pianissimo” alla stretta finale è pronta per l’esecuzione.
Si passa quindi alla preparazione del finale del primo atto con gli interventi di “La forza…” e fino
al concertato conclusivo: il famoso “cervello”, così chiamato dai coristi.
Anche per questo pezzo tre prove sono sufficienti.
Penultimo intervento del coro è il Rondò, pezzo che solitamente viene tagliato. Due prove per impararlo
ed apprezzarlo nella sua delicatezza e nel fascino dei sentimenti che rappresenta; peccato
che a causa di problemi di voce di “Lindoro” non viene poi eseguito nella recita dell’opera.
Il finaletto dell’opera “Di sì felice innesto” non desta particolari problemi, in quanto abbastanza
semplice.
Così a metà settembre il Barbiere è pronto: merito dell’assiduo impegno dei coristi, già impegnati
nella normale attività del coro, che hanno assicurato la loro supplementare disponibilità.
Il M° Fulvio Bottega, pianista e concertatore nell’opera, accetta di “sentirci”, prima delle prove in
teatro, nella nostra sede: due osservazioni su alcuni tempi e l’esecuzione nelle sue linee generali
ottiene la piena approvazione.
Durante la settimana della recita il coro si reca presso il teatro di Serravalle per l’unica prova di
regia alla quale non partecipa tutto il cast, ma comunque il risultato è discreto. Si riprova poi due
ore prima dello spettacolo il 19 ottobre e, finalmente, arriva il gran momento.
La prima scena, nella quale Fiorello è interpretato da Filippo Daglia, va bene e anche l’ostacolo
della stretta finale è brillantemente superato, sia sotto l’aspetto musicale sia riguardo alla recitazione.
Ma lo scoglio più grande è costituito dal finale dell’atto primo. Probabilmente Rossini stesso
benevolmente “ispira dall’alto” e guida i coristi che eseguono perfettamente il pezzo.
I solisti confermano la riuscita dell’esecuzione e all’uscita di scena tutti i coristi sono veramente
soddisfatti: ricevono i complimenti da tutti, cantanti, regista ed organizzatori e sono ricompensati
dei tre mesi di faticose prove.
La strada è ormai in discesa: l’opera finisce con il gioioso intervento “Amor e fede eterna si vegga
in voi regnar”, durante il quale il coro appare ben immedesimato nel ruolo di quanti partecipano
al lieto fine della vicenda rappresentata.
Non mancano durante l’esecuzione piacevoli imprevisti: alcuni coristi vengono chiamati dal regista
20
pochi minuti prima della recita per fare le comparse: due amanti, due ubriachi, un prete. Le interpretazioni
sono così spontanee, vere e adeguate che sembrano frutto di numerose prove.
Non va dimenticata in questa occasione l’affetto e il sostegno trasmesso delle coriste presenti che
fanno il tifo per i loro colleghi.
La serata si conclude - anche qui alla Rossini - con la cena insieme agli artisti, sebbene, a dir la
verità, tutti sono già sazi di “bel canto”.

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